Esami

Clamidia [test]

La clamidia è un'infezione di tipo batterico causata da un microorganismo - Chlamydia trachomatis - trasmesso attraverso pratiche sessuali non protette o per via materno-fetale. Ogni anno si contano nel mondo circa 90 milioni di nuovi casi.

  • Trasmissione

La clamidia può essere trasmessa attraverso rapporti vaginali, anali o orali non protetti. La probabilità di trasmissione se il partner è infetto aumenta del 20%. Spesso è trasmessa dalla madre infetta al neonato al momento del parto. E' possibile la trasmissione attraverso oggetti usati per il piacere sessuale.

 

  • Sintomi

Spesso i sintomi compaiono entro 7-12 giorni dal contagio, in genere sono scarsamente evidenti.

Nell'uomo si manifestano con bruciori urinari, fuoriuscita di liquido dalla punta del pene, arrossamento del glande, dolore e gonfiore dei testicoli. Nella donna sono presenti perdite vaginali, sanguinamento intermestruale, dolori durante e dopo i rapporti sessuali, disturbi urinari. Per entrambi sono presenti perdite liquide o sanguinamento dall'ano in caso di infezione anale.

  • Rischi

La clamida non curata nella donna può provocare danni permanenti all'apparato riproduttivo. L'infezione, infatti, può diffondersi all'utero e alle tube di Falloppio causando una Malattia Infiammatoria Pelvica (MIP) con conseguenti dolori al basso ventre, infertilità, possibili gravidanze extrauterine. Nell'uomo le conseguenze sono più rare: a volte l'infezione può raggiungere i testicoli causando infiammazione con conseguente dolore e febbre, più raramente, infertilità.

  • Diagnosi

La diagnosi si fa analizzando in laboratorio le secrezioni genitali del paziente. Il test consiste generalmente nel semplice prelievo di un tampone cervicale, uretrale, vaginale o urinario, che verrà poi analizzato in laboratorio. Solo una diagnosi tempestiva ed attendibile è infatti in grado di impedire l'eventuale comparsa delle complicanze più severe.

  • Cura

Si cura facilmente con un ciclo di antibiotici. La cura può avere durata variabile, con un massimo di 20 giorni. Dopo la cura si è in genere guariti ma non sono rare le ricadute. Ogni ricaduta aumenta il rischio di complicanze e di infertilità.